Michele Partipilo (GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO)

Una risposta data in tv da Piero Angela ha raggelato il pubblico in studio. Il popolare giornalista scientifico era ospite di Bianca Berlinguer. A un certo punto la conduttrice gli ha chiesto se confermava una sua vecchia affermazione e cioè che la scienza non è democratica. Angela ha trattenuto un attimo il fiato e poi con piglio deciso non solo ha confermato, ma ha anche rafforzato il senso di quell’affermazione. E qui si è colto qualche attimo di smarrimento, come se ci fosse stata una bestemmia in chiesa. Come, si può ad alta voce essere così politicamente scorretti da sostenere che la scienza non è democratica?

La scienza, come tante altre cose, non è e non può essere democratica.
Gli slogan politici, l’onnipotenza comunicativa di Internet e una scarsa frequentazione con i libri hanno contribuito al diffondersi dell’idea che tutto debba essere in qualche modo deciso dal popolo. E solo ciò che è deciso dal popolo è buono e giusto. Questa è un’aberrazione della democrazia, forse ereditata dal ‘68 quando l’ansia di libertà portò a invocare la democrazia in tutte le attività umane: dalla fabbrica alla scuola, dalla caserma alla Chiesa.
La scienza – ha ricordato in quell’intervista Piero Angela – ha smesso di essere un’opinione grazie a Galileo, l’uomo che ha sfidato le convinzioni del suo tempo proponendo un metodo oggettivo, quello sperimentale, valido sempre e ovunque e ancora oggi essenziale per capire se si è di fronte a delle panzane oppure no. Galileo ha alzato un muro fra le opinioni, pure fascinose, intriganti o convenienti e la scienza, intesa come teoria verificabile dei fenomeni. Non si può decidere per alzata di mano o con le consultazioni online se la Terra è rotonda o no, se il petrolio inquina, se un treno può correre a 300 chilometri l’ora. Forse ci vorrebbe un altro Galileo contro l’attuale dilagare di fake news.

Gli effetti di questa concezione caricaturale della democrazia sono sotto gli occhi di tutti. Per esempio il caso dei vaccini. In tanti affermano di non essere contrari ai vaccini, ma che non è democratico imporre la somministrazione, perché la salute è mia e decido io. Un atteggiamento antiscientifico ipocritamente mascherato sotto la veste di un diritto. Proprio ieri i dati del ministero hanno dimostrato che in Italia si muore ancora di morbillo (4 casi nel 2017) e che da poche centinaia di ammalati degli anni scorsi si è passati ai cinquemila del 2017. C’entra la democrazia o si tratta di un banale rapporto di causa-effetto?
In questi giorni sta dilagando un’altra pericolosa baggianata sanitaria. Circola sulla rete una «dieta» per gli ammalati di diabete che consentirebbe di fare a meno dell’insulina. Una sciocchezza enorme e i diabetici che dovessero sospendere il trattamento con il prezioso farmaco rischiano addirittura la morte. Perché accade? Perché ancora una volta è la doxa, cioè l’opinione, la chiacchiera a prevalere, non la scienza.

E la pseudodemocrazia colpisce anche in altri settori vitali. Per esempio in economia. Non si può decidere per alzata di mano o a colpi di mouse se è meglio una tassa al 20, al 25 o al 30 per cento. Sarà un caso che i costituenti hanno vietato la possibilità di indire referendum in materia fiscale? A giudicare dai programmi elettorali in circolazione, sembra che non se ne ricordi nessuno. Più sono allettanti le cifre proposte, dal reddito di dignità alla flat tax, più vengono propagandate. Ma sono cifre reali, possibili, verificabili? Ecco il problema: la democrazia si fonda sulla verità ma non può stabilire essa stessa che cosa sia vero e che cosa no.

Prendiamo il mondo del diritto. Si può avere una sentenza per alzata di mano? Perché i cosiddetti «processi in tv» sono così apprezzati dal pubblico e così vituperati dai giuristi più seri? Perché le sentenze non possono essere frutto di un’apparenza mediatica, la verità non può essere accertata attraverso lo share del personaggio in trasmissione. La verità, ancorché soltanto processuale, deve essere frutto di un accertamento rigoroso, scientifico, quanto più possibile lontano dalle personali convinzioni dei vari protagonisti, dal giudice agli inquirenti. La pseudodemocrazia è quella che ha portato al più famoso processo della storia, deciso per alzata di mano: chi volete libero Gesù o Barabba? Oggi Pilato non sfigurerebbe in un talk show. Anzi il suo gesto lo farebbe apprezzare come il conduttore perfetto, al di sopra delle parti

È da questa caricatura della democrazia che nascono le tante distorsioni della nostra società. A partire da tutte le forme di populismo per finire alle ipocrisie di massa dettate dal «politicamente corretto». In cui è messo all’indice chi ha il coraggio di andare controcorrente, di rifarsi a criteri scientifici ancorché scomodi o impopolari. Proprio come è successo, anche se solo per un attimo, a Piero Angela.

di MICHELE PARTIPILO (GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO)

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